
Hai dato retta a ciò che non esiste Hai dato un nome ai tuoi pensieri fissi Crollato dopo una giornata triste Destino ironico per chi vantava ispirazioni miste Hai dato retta a ciò che non esiste Hai dato un nome ai tuoi pensieri fissi Crollato dopo una giornata triste Destino ironico per chi vantava ispirazioni miste Io non capisco come faccio a darti ancora peso Passati i mesi hai chiuso bocca, bravo amico ch’eri Dov’eri quando accumulavo notti di follia, la terapia La mia visione sferica dell’entropia portava via La fine d’ogni giorno in un ingorgo infame Rimasi fermo nel mio letto per due settimane Brividi di freddo, palpebre serrate e poi Buio tra i capelli, il volto percorso dai tarli Pensieri alfanumerici, monosillabici Catene di parole si rincorrono ai margini Delle ossa temporali, nella fossa mio caro Ho trovato me stesso vestito di stracci a mendicare quiete Tenevo il conto alla rovescia per la fine del mondo Da un cratere profondo Quanto è vero che intorno Era l’eterno ritorno Era vuoto davvero l’istante fra intento ed azione Guardami cadere, fermo immagine Ti mostro l’attimo in cui ho perso il battito, le pagine Che ho scritto testimoniano i tremori subatomici I presenti attoniti ipotetici e diabolici Ipnotici richiami per un corpo-marionetta Le voci che senti non hanno fretta Di andarsene dal luogo dove t’hanno confinato Le quattro pareti sfatte del tuo cranio stupefatto Vuoto è quanto hai detto ma ora è fatta È rotta la coerenza, resti senza parole Con cui intascarti pezzi di cuore Mi so difendere oramai Hai voglia di parlare, non c'è chimica È comica la situazione Chiudi la porta e ti ritrovo nel mio androne a reclamare attenzione Mi chiedo cosa resti ancora oltre al passato in comune Non ti crederò più Non ti chiamerò più Non ti chiederò più Pareri sull’inverno a venire Non ritornerò su Quanto è ignoto ai più Quel che ho fatto lo sai Non lo ripeterei mai Rimarranno solo memorie Equilibrio, guarda fuori: Piove ancora siamo fori Distanti su una tela bucata Come pelle di carta Sotto l’acqua mi sciolgo Questa è l’ultima volta Che ti parlo dal fondo Non ti crederò più Non ti chiamerò più Non ti chiederò più Pareri sull’inverno a venire Ho dato retta a ciò che sopravvive Ho dato un nome a inesplorate rive Ho retto l’urto di orizzonti in fiamme Diamanti crescono dai fiori che si arrendono ai rimandi Ora mi chiedo come andrà a finire Ho fatto i conti con le aspettative Non guarderò la vita da una feritoia Resta un pugno di promesse con cui incidere la storia
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